Monte Saraceno a Mattinata

 

A Sud-Est della piana di Mattinata, si eleva a picco sul mare Monte Saraceno: alto circa 260 metri e costituito da un aspro e scosceso promontorio che chiude la piana all’estremità di “Punta Rossa” o “Punta Grugno”.

E’ un luogo panoramico di straordinaria bellezza, dal quale è possibile abbracciare con uno sguardo l’intera cresta dei monti che circondano Mattinata, il paese disteso su due colline, la verdeggiante piana di uliveti e l’incantevole costa lambita dal mare azzurro. Il monte è ricoperto inoltre dalla rigogliosa macchia mediterranea: lentisco, olivastro, rosmarino, ginepro, pino d’aleppo, capperi, felci, biancospino, timo, camomilla, malva, rucola e cespugli sempreverdi.

Per giungervi bisogna risalire la S.S.89 fino al bivio Sellino Cavola, dove, lasciata l’auto, si prosegue a piedi lungo un sentiero che percorre tre altipiani separati dalle colline denominate “Coppa de Renz” , “Coppa Ciappartiene”, “Coppa u Signel”.

La storia di Monte Saraceno è strettamente connessa alle vicende riguardanti l’origine di Mattinata. Intorno all’VIII-VII secolo a.C. infatti, sbarcarono sul promontorio del Gargano i Matini, una tribù appartenente all’antica civiltà euroasiatica dei Dauni, i quali stabilirono i loro insediamenti nella piana di Mattinata e su di uno sperone roccioso, che denominarono “Monte Matino”. Dopo la caduta dell’Impero Romano e in seguito alle vicende storiche che segnarono l’Alto Medioevo, il monte prese il nome di “Monte Saraceno”, poiché divenne presidio e quartiere generale dei Saraceni trincerati sul Gargano. Diverse sono le testimonianze a riguardo: particolarmente numerose le sepolture e i resti di fortificazioni che attestano la loro permanenza su questo picco, dal quale, secondo la leggenda, Ettore Fieramosca si sarebbe precipitato in mare.

Verso la metà del XIX secolo, in seguito alla lavorazione delle terre per fini agricoli da parte dei contadini della zona, cominciarono i primi ritrovamenti archeologici, che di volta in volta portarono alla luce, oltre al vasto abitato, la necropoli-santuario di Monte Saraceno: circa 500 tombe a bocca subrettangolare a forma di utero, in cui i defunti venivano riposti in posizione fetale, secondo i rituali dell’epoca, accompagnati da un corredo funebre (ceramiche e bronzi) e probabili segnacoli tombali costituiti da sculture in pietra locale, perlopiù raffiguranti teste e scudi.

Attualmente, sull’estremità del monte sono visibili i ruderi di una stazione semaforica costruita successivamente ai terremoti del 1893, la quale costituì un importante e funzionale punto d’osservazione durante la Prima Guerra Mondiale.